Empori solidali
Negli ultimi giorni Il Sole 24 Ore ha pubblicato un articolo della giornalista Camilla Curcio particolarmente interessante, dedicato agli empori solidali e al loro ruolo crescente come veri e propri hub di comunità.
Riteniamo che questo contributo offra spunti preziosi anche per il nostro territorio e per il lavoro quotidiano della Società San Vincenzo de Paoli. Per questo abbiamo scelto di condividerlo con i nostri lettori, come occasione di approfondimento e di riflessione sul valore della solidarietà organizzata e della rete tra le realtà sociali.
Empori solidali: sempre più hub di comunità
Gli empori solidali stanno vivendo una crescita significativa in tutta Italia, trasformandosi da semplici punti di distribuzione alimentare a veri hub di comunità capaci di generare inclusione, autonomia e relazioni. Come ricorda l’articolo, gli empori sono «punti di smistamento di beni di prima necessità, strategici nel contrasto alla povertà alimentare», ma oggi rappresentano molto di più.
Cosa sono
Gli empori solidali funzionano come piccoli supermercati dedicati a persone e famiglie in difficoltà, che possono scegliere i prodotti tramite una tessera a punti. Oltre al cibo, offrono beni per l’igiene, indumenti e materiale scolastico.
Negli ultimi anni hanno ampliato la loro missione con attività culturali, ricreative, formative e di ascolto, diventando spazi di incontro e crescita per tutta la comunità.
Chi può accedervi
L’accesso è regolato da criteri precisi, definiti insieme ai servizi sociali e agli enti del Terzo settore. In alcuni casi, come per gli empori Caritas, la selezione avviene tramite i centri di ascolto.
Il documento sottolinea che «l’aderenza ai requisiti fissati è vincolante», ma questa rigidità può talvolta escludere persone in reale difficoltà.
I numeri in Italia
Secondo il rapporto Euricse, nel 2025 gli empori attivi erano 309, in forte crescita rispetto ai 193 del 2021.
La maggior parte si trova nel Nord Italia (48%), con una presenza significativa in Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna, dove si sono sviluppate vere reti collaborative.
Chi li gestisce
La gestione è molto diversificata: Caritas ed enti ecclesiastici (39%), associazioni (31%), organizzazioni di volontariato (12%), cooperative sociali, enti pubblici e fondazioni.
Questa varietà riflette un modello che mette al centro la persona e la comunità, superando la logica assistenzialistica.
La sfida della sostenibilità
La sostenibilità economica resta un nodo cruciale. Gli empori devono evolvere in poli multiservizi per accedere a finanziamenti dedicati e rispondere a bisogni complessi come lavoro povero, isolamento sociale e fragilità relazionali.
I fondi arrivano da istituzioni, diocesi, bandi e donazioni private.
Il ruolo dei volontari
I volontari sono il cuore degli empori. Accanto ai volontari storici, cresce il coinvolgimento di giovani, professionisti e persino ex beneficiari che restituiscono quanto ricevuto.
Il volontariato è visto anche come strumento di empowerment e partecipazione attiva.
Il valore della rete
Gli empori che fanno parte di reti formali o informali risultano più solidi, innovativi e capaci di rispondere ai bisogni del territorio. La collaborazione permette di condividere competenze, modelli organizzativi e opportunità, rafforzando l’impatto sociale.
Come San Vincenzo de Paoli Treviso, crediamo che ogni esperienza che mette al centro la dignità della persona e la forza della comunità ci ricordi una verità semplice: la povertà non si affronta solo distribuendo beni, ma costruendo relazioni, ascolto e fiducia. È in questo spazio – tra il bisogno e l’incontro – che nasce la nostra missione quotidiana.












